Angolo del gioco in un nido d'infanzia con arredi bassi e materiali accessibili per promuovere autonomia, concentrazione e gioco libero.

L’angolo del gioco non è uno spazio qualunque

L’ angolo del gioco non è semplicemente una porzione della sezione arredata con qualche mobile, un tappeto e alcuni materiali. È uno spazio educativo progettato con intenzionalità, capace di favorire autonomia, concentrazione, relazioni e qualità del gioco. Infatti, ancor prima che intervenga l’adulto, sono gli ambienti a suggerire ai bambini cosa fare, dove fermarsi, con cosa giocare e per quanto tempo.

Entrare in una sezione significa entrare in uno spazio che comunica continuamente con i bambini o che, teoricamente, dovrebbe farlo. Quando accompagno servizi educativi nella riprogettazione degli ambienti, osservo spesso che piccoli cambiamenti producono effetti molto più grandi di quanto ci si aspetti. Non è necessario rivoluzionare una sezione: spesso basta imparare a guardarla con occhi diversi. Il più delle volte, sono proprio le bambine e i bambini che ci accompagnano ad imparare a farlo.

In questo articolo vedremo quali caratteristiche rendono davvero efficace un angolo del gioco e come progettarlo perché diventi un alleato del lavoro educativo.

Un angolo di gioco non è un contenitore di giochi

Quando si parla di angoli o centri di interesse, il primo pensiero va spesso ai materiali: costruzioni, bambole, libri, travestimenti, giochi simbolici.

In realtà, i giochi rappresentano solo una parte dell’esperienza, in quanto un angolo di gioco funziona davvero quando ogni elemento dialoga con gli altri. Tutto è connesso: la posizione, la delimitazione dello spazio, la quantità dei materiali a disposizione, la luce , i passaggi, la possibilità di muoversi liberamente.

Se tutto questo manca, anche i materiali migliori rischiano di perdere valore.

Uno spazio ben progettato, invece, comunica immediatamente ai bambini quali esperienze sono possibili. Non c’è bisogno di continue spiegazioni da parte dell’ adulto, proprio perchè il bambino sa leggere istintivamente i segnali presenti nell’ambiente.

Durante i percorsi di formazione con educatrici e insegnanti, uno dei primi temi che affronto, è l’investimento di tempo che richiede organizzare consapevolmente gli ambienti. Un tempo dedicato a scegliere, predisporre, organizzare.

Lo spazio guida le esperienze delle bambine e dei bambini

Ogni ambiente trasmette messaggi: un angolo raccolto favorisce la concentrazione, uno spazio aperto il movimento, uno poco definito crea confusione e continui spostamenti.

Quando entro in un servizio educativo, prima ancora di osservare le bambine e i bambini, mi soffermo a leggere gli spazi. Questo processo riesce meglio a servizio chiuso, per questo molti percorsi formativi si svolgono dopo l’uscita dei bambini.

Mi chiedo: dove nasce il gioco; dove si interrompe; dove si creano conflitti; quali angoli vengono scelti spontaneamente; quali, invece, rimangono quasi sempre vuoti. Ascolto i racconti di educatrici e insegnanti e spesso emerge che il problema non dipende dai bambini, ma dall’organizzazione dell’ambiente.

Delimitare significa dare sicurezza

Uno degli aspetti più importanti nella progettazione degli angoli è la delimitazione: delimitare significa aiutare il bambino a riconoscere uno spazio con identità.

Per farlo non servono pareti o divisori rigidi, possono bastare alcuni elementi significativi, se necessario anche combinati tra di loro:

  • una libreria bassa
  • un tappeto
  • un mobile
  • un cambio di materiale sul pavimento
  • una pianta

Quando il confine è leggibile, il bambino comprende dove inizia il gioco e vi rimane più facilmente, senza disperdere i materiali nell’ambiente.

Pochi materiali, ma scelti con cura

Una delle convinzioni più diffuse è che un angolo ricco sia necessariamente un buon angolo. In realtà, troppi materiali rendono più difficile scegliere e aumentano la dispersione.

Durante i momenti di formazione,  mi capita frequentemente di proporre un’ operazione che inizialmente sorprende educatrici e insegnanti: togliere. Lo faccio perché ridurre i materiali permette ai bambini di osservare meglio ciò che hanno, scegliere con intenzionalità e restare concentrati più a lungo.

Non significa impoverire lo spazio, ma renderlo più leggibile.

L’accessibilità favorisce l’autonomia

Ogni volta che un bambino deve chiedere all’adulto di prendere un materiale, l’ambiente sta comunicando che quello spazio non gli appartiene davvero. Consiglio a educatrici e insegnanti di osservare quante volte i bambini chiedono: “Mi dai quel gioco?”. Ogni richiesta può indicare un ostacolo alla loro autonomia e significa che i bambini non sono nelle condizioni di fare da soli.

Per questo i materiali che il personale educativo decide di lasciare a disposizione dovrebbero essere sempre: accessibili, se visibili, ordinati; facilmente riponibili.

L’autonomia non nasce solo dalle competenze del bambino, nasce, indirettamente, anche dalla qualità dello spazio che gli mettiamo a disposizione.

Un angolo efficace evolve insieme ai bambini

Un errore frequente è pensare che, una volta allestito, un angolo possa rimanere invariato per mesi. Non può essere così, perché cambiano gli interessi dei bambini, il gruppo e le relazioni. Di conseguenza, anche lo spazio deve evolvere, è necessario ed è imprescindibile.

Questo non significa trasformare continuamente la sezione, anzi questo è qualcosa che sconsiglio che può creare ulteriore confusione. Spesso basta spostare un mobile, sostituire alcuni materiali o ridefinire un confine per far tornare un angolo vivo.

In generale, se non ci sono situazioni particolarmente difficili, io consiglio sempre di sperimentare un allestimento per un mesetto circa prima di apportare nuove modifiche.

L’osservazione viene prima dell’arredo

Quando progetto uno spazio, non parto dai cataloghi, ma dall’osservazione.

Osservo come si muovono i bambini, dove si fermano, quali materiali scelgono, dove nascono le difficoltà e quali relazioni si costruiscono. Osservo dove si posizionano le educatrici, come accompagnano i bambini, che tipo di interventi hanno necessità di attuare. 

Solo dopo tutto ciò e dopo un attento confronto con loro, diventa possibile decidere come intervenire.

Progettare uno spazio significa, prima di tutto, progettare esperienze.

Una checklist per osservare il tuo angolo del gioco

La prossima volta che entrerai nella tua sezione, prova a porti queste domande:

  • L’angolo è chiaramente delimitato?
  • Il bambino capisce subito cosa può fare?
  • I materiali sono accessibili senza l’aiuto dell’adulto?
  • Sono pochi, ordinati e ben selezionati?
  • Lo spazio favorisce concentrazione e permanenza nel gioco?
  • I bambini riescono a riordinare autonomamente?
  • L’angolo viene aggiornato in base alle osservazioni?
  • Invita davvero a fermarsi e a tornare?

Non servono grandi investimenti per migliorare uno spazio educativo, serve consapevolezza, spesso sono proprio le scelte più semplici e intenzionali a fare la differenza. È importante condividere queste scelte nel gruppo di lavoro della sezione e del servizio, perché i bambini hanno bisogno di proposte coerenti.

Se desideri ripensare gli spazi del tuo servizio educativo o confrontarti su come renderli più funzionali ai bisogni dei bambini, contattami.

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