Bambino esplora un cesto con oggetti e materiali destrutturati.

Il cesto dei tesori e la pedagogia del materiale destrutturato

Un cucchiaio di legno, una spazzola, un’ anella di legno, un piccolo contenitore di metallo, un pezzo di stoffa. Sono oggetti semplici, spesso appartenenti alla vita quotidiana, nelle mani di un bambino, possono diventare preziose occasioni di scoperta.

Basta osservare ciò che accade per accorgersi di quante possibilità possano nascere da materiali apparentemente molto semplici. Il bambino tocca, scuote, batte, afferra, lascia cadere, mette dentro e tira fuori.

Non occorre un adulto che gli mostri cosa fare e non esiste neppure un risultato preciso da raggiungere.

È proprio per questo che il cesto dei tesori offre una riflessione che va oltre la singola proposta. Che cosa rende un materiale davvero interessante dal punto di vista educativo?

Il cesto dei tesori: quando gli oggetti quotidiani diventano esperienza

Il cesto dei tesori è una proposta ideata e diffusa dalla pedagogista Elinor Goldschmied. L’idea nasce per bambini capaci di stare seduti autonomamente, ma non ancora molto mobili negli spostamenti nell’ambiente.

Al suo interno troviamo una selezione accurata di oggetti differenti per materiale, peso, consistenza, temperatura, forma e caratteristiche sensoriali.

Non si tratta dei tradizionali giocattoli per l’infanzia, sono oggetti quotidiani realizzati in legno, metallo, stoffa, pelle e altri materiali.

Questa varietà permette al bambino di incontrare sensazioni e caratteristiche molto diverse tra loro consentendogli di scegliere autonomamente cosa esplorare.

Può decidere quale oggetto prendere, quanto tempo dedicargli e quando abbandonarlo per rivolgersi a qualcos’altro.

L’adulto rimane presente e garantisce sicurezza e vicinanza, tuttavia, non ha il compito di mostrare come utilizzare ogni oggetto.

Questo aspetto sposta il centro dell’esperienza: non è l’adulto a decidere cosa accadrà, il bambino costruisce la propria esplorazione.

Dal cesto dei tesori al materiale destrutturato

Il principio del cesto dei tesori può aiutarci a guardare diversamente anche molti altri materiali presenti nei contesti educativi.

Un materiale strutturato contiene già, in parte, l’indicazione di ciò che possiamo fare, un puzzle, per esempio, deve essere ricomposto. Un gioco a incastri suggerisce dove collocare i diversi elementi, un oggetto dotato di un pulsante, produce una determinata risposta.

Il materiale destrutturato funziona diversamente, perché non possiede una sola funzione di gioco prestabilita, per questo lascia aperte molte possibilità.

Un’ anella può essere fatta rotolare, infilata, impilata, nascosta oppure accostata a un altro elemento. Un contenitore può essere riempito, svuotato o capovolto, anche un pezzo di stoffa può trasformarsi continuamente. Può coprire, avvolgere, nascondere oppure diventare qualcos’altro attraverso l’immaginazione del bambino.

Il bambino non deve quindi scoprire soltanto come funziona un oggetto, può sperimentare, invece, che cosa può fare con quell’oggetto.

La differenza è importante perché il valore educativo di un materiale non sta soltanto in ciò che sa fare. Sta soprattutto in ciò che permette al bambino di fare.

Perché i materiali destrutturati sostengono curiosità e iniziativa

Quando un materiale non propone immediatamente una modalità corretta di utilizzo, lascia aperto uno spazio di ricerca. Il bambino può osservare, provare e ripetere un gesto. Poi può modificarlo e verificare che cosa accade.

Cosa succede se lascio cadere questo oggetto? Quale suono produce se lo batto contro un altro? Posso mettere questo elemento dentro quel contenitore? E cosa accade se provo con quello più grande?

Queste domande non devono necessariamente essere formulate attraverso le parole. Sono le azioni stesse del bambino a diventare interrogativi sul mondo.

Attraverso l’esplorazione entrano in gioco percezione sensoriale, coordinazione, concentrazione, si sviluppano anche confronto, formulazione di ipotesi e ricerca di soluzioni.

Ma c’è un altro aspetto particolarmente importante: al bambino viene riconosciuta la possibilità di prendere iniziativa.

Il materiale non gli chiede di raggiungere la risposta già pensata dall’adulto, permette, invece, di cercare una propria strada.

Meno indicazioni, più possibilità

Di fronte all’esplorazione di un bambino, per un adulto può essere difficile rimanere semplicemente in osservazione. Viene spontaneo intervenire: “Guarda, questo si mette qui”. Oppure: “Prova a fare così” e ancora: “Questo serve per…”.

Sono indicazioni che nascono dal desiderio di accompagnare e sostenere il bambino, ma rischiano di anticipare una sua scoperta.

Se mostriamo immediatamente cosa fare con un oggetto, restringiamo il campo delle possibilità, il bambino avrebbe potuto scoprirne autonomamente altre.

Questo non significa che l’adulto debba essere assente, al contrario, la sua presenza rimane fondamentale durante tutta l’esperienza.

Il suo compito può essere quello di predisporre un contesto sicuro e interessante, può scegliere attentamente i materiali e osservare ciò che accade.

Solo dopo l’osservazione può decidere se intervenire e come, significa lasciare al bambino lo spazio necessario per fare di più.In questo senso, fare meno non significa avere un ruolo educativo minore. 

Come scegliere e presentare i materiali destrutturati

Non basta raccogliere alcuni oggetti quotidiani perché una proposta diventi automaticamente significativa, anche con materiali semplici, la selezione è intenzionale.

La prima attenzione riguarda naturalmente la sicurezza: gli oggetti devono essere adeguati all’età, integri, privi di elementi potenzialmente pericolosi.

Possiamo poi ricercare una varietà nelle caratteristiche sensoriali: superfici lisce e ruvide, per esempio, permettono esperienze differenti.

E’ possibile affiancare oggetti leggeri e pesanti, elementi rigidi e morbidi, materiali capaci di produrre suoni differenti.

La varietà, però, non deve trasformarsi in accumulo.

La quantità conta, riempire lo spazio di oggetti non significa necessariamente renderlo più ricco, infatti un eccesso può generare dispersione.

Pochi materiali accuratamente selezionati permettono, invece, di soffermarsi maggiormente sulle loro caratteristiche, favoriscono le relazioni che possono nascere tra loro.

Infine, c’è un aspetto che considero particolarmente importante: la modalità di presentazione dei materiali. Do un grande valore a ciò perchè è già parte della proposta educativa.

Oggetti accumulati senza criterio comunicano qualcosa di molto diverso da pochi elementi scelti, ordinati, accessibili e presentati con cura. Materiale e spazio, ancora una volta, dialogano tra loro.

Osservare prima di aggiungere

Nei servizi educativi capita spesso di domandarsi quale nuova attività proporre. Allo stesso modo, possiamo chiederci quali nuovi materiali sarebbe utile acquistare.

Prima di aggiungere qualcosa, però, possiamo fermarci e osservare ciò che sta già accadendo.

Quali oggetti attirano maggiormente l’attenzione? Alcuni sono ignorati? Quali azioni vengono ripetute? Possiamo osservare anche le relazioni tra i materiali. I bambini stanno combinando elementi che inizialmente avevamo pensato separatamente? E ancora: quanto tempo rimangono nell’esperienza? In quali momenti l’interesse sembra diminuire?

Queste osservazioni possono suggerire il passo successivo. Possiamo togliere un elemento, sostituirlo, aggiungerne uno oppure lasciare semplicemente continuare l’esplorazione.

Il cesto dei tesori ci insegna, in fondo, proprio questo.

Un cesto e pochi oggetti apparentemente ordinari possono essere sufficienti. Insieme alla libertà di esplorare, possono dare origine a esperienze molto complesse.

La ricchezza di una proposta educativa non dipende dalla quantità dei materiali, ma dalla qualità delle possibilità che sappiamo lasciare aperte.

Da dove partire? Dall’osservazione.


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