Un bambino piccolo seduto in un cesto di vimini giocattolo con ruote accanto a una scala di legno che ha luci a LED colorate su ogni gradino, in una luminosa stanza giochi Montessori con scaffali pieni di giocattoli.

Il bambino competente: smettere di sottovalutare chi ha meno di 6 anni

Nel lavoro quotidiano nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, capita spesso di sentire dire: “Sei ancora piccolo”, “Faccio io, così facciamo prima”?

Queste frasi che nascono da buone intenzioni, ma raccontano un’idea precisa di bambino: fragile, dipendente, da guidare passo dopo passo.

E se non fosse così? Ogni giorno, nei servizi educativi, i bambini ci mostrano competenze che spesso rischiamo di non vedere, perché siamo troppo concentrate su ciò che manca, piuttosto che su ciò che è già presente.

In questo articolo voglio portare uno sguardo diverso: quello del bambino competente, capace, dotato di risorse e potenzialità fin dai primi anni di vita. Uno sguardo che, quando cambia, trasforma profondamente anche il modo di lavorare nei servizi educativi.

Che cosa significa davvero “bambino competente”

Il concetto di bambino competente non si riferisce a un individuo capace di compiere ogni azione in totale autonomia, quanto piuttosto a un soggetto dotato di un profondo potenziale di sviluppo.

Un bambino che, se messo nelle condizioni giuste, prova a fare da solo. Per noi professionisti dell’educazione questo  significa cambiare prospettiva perché spesso ci chiediamo cosa non è ancora in grado di fare, piuttosto che in quali condizioni potrebbe riuscire.

Nel mio lavoro come formatrice nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, queste riflessioni che riguardano l’idea di bambino che hanno gli adulti e il loro ruolo, è fortemente trasformativo.

Da bambino da guidare a bambino da osservare

Molte educatrici raccontano durante i percorsi di formazione che conduco la fatica nel proporre attività che i bambini non apprezzano, organizzare momenti di gioco che non durano per molto tempo e guidare il gruppo che spesso non le segue e le fa sentire frustrate.

Dal momento in cui inizio a parlare loro dell’idea di bambino competente, noto che introduco un cambio di sguardo: dall’azione all’osservazione.

La prima obiezione che devo chiarire è che osservare non significa non fare nulla, significa comprendere i bisogni delle bambine e dei bambini e farne tesoro per poi creare le condizioni di esperienza tali che possano soddisfare queste esigenze, incuriosendoli a tal punto da tenere alto il loro livello di attenzione. 

Un’educatrice che si ferma ad osservare dovrebbe essere anche in grado di aspettare qualche secondo in più prima di intervenire, lasciare spazio al tentativo, anche quando non è perfetto, accettare che il processo conti più del risultato.

Se l’educatrice riesce a non sostituirsi al bambino, accade spesso che in questi piccoli spazi di attesa emergano le competenze reali dei bambini.

Autonomia non significa “fare tutto da soli”

Uno degli equivoci più frequenti riguarda il concetto di autonomia in quanto molti genitori, educatori e insegnanti pensano che lasciare autonomia ai bambini significhi lasciarli da soli a gestire tutto, senza regole e senza limiti.

A mio avviso, lasciare autonomia ai bambini, significa metterli nelle condizioni di poter fare da soli, in sicurezza e rispettando i suoi tempi.

Per es. se un bambino chiede aiuto per prendere un gioco, l’educatrice potrebbe chiedersi se intervenire subito e porgergli l’oggetto oppure se è davvero impossibile per lui raggiungerlo.

Spesso la difficoltà non è del bambino, ma è nel come è organizzato l’ambiente: un libro troppo in alto che la bambina prova a prendersi magari arrampicandosi e rischiando di farsi male, un contenitore troppo pesante che il bambino non riesce a spostare da solo.

Modificando queste condizioni, cambiano anche i comportamenti delle bambine dei bambini perché si sentono riconosciute le loro competenze e si sentono accolti in un ambiente che è pensato a loro misura e che gli consente di sperimentare in autonomia e in sicurezza.

Quando sottovalutiamo i bambini (senza accorgercene)

Nella quotidianità del lavoro al nido e alla scuola dell’infanzia, accade che le educatrici e le insegnanti sottovalutino i bambini in modo non consapevole, spesso con le migliori intenzioni.

Alcuni esempi:

  • l’adulto anticipa continuamente le loro azioni
  • l’adulto fa al loro  posto loro per velocizzare i tempi
  • l’adulto non concede tempo sufficiente per svolgere un’azione
  • l’adulto pensa che “non siano ancora pronti”

E’ semplice comprendere che nel breve periodo queste azioni semplificano la gestione, ma nel lungo periodo costruiscono dipendenza dall’adulto e non favoriscono il percorso di crescita in autonomia perchè i bambini smettono di provare a fare da soli, non perchè non siano capaci, ma perché non ne hanno avuto l’occasione.

Bambino piccolo di spalle che allunga la mano per prendere un giocattolo da uno scaffale alto in un asilo nido.

Fidarsi delle competenze dei bambini

Uno dei passaggi più complessi, ma anche più importanti, è imparare a fidarsi: il bambino può provare a fare da solo,  può sbagliare senza che questo sia un problema, può raggiungere l’obiettivo anche se fa in un modo diverso da noi, può farcela anche se è più lento di quello che ci aspettiamo. 

La fiducia si costruisce anche fermandosi e osservando quotidianamente come giocano i bambini, quali sono le loro azioni, come rispondono agli stimoli.  Quando iniziamo a guardare davvero i bambini, ci accorgiamo di quante competenze sono già presenti, non le abbiamo notate prima solo perchè eravamo già pronti a intervenire, ecco alcuni esempi:

  • capacità di concentrazione
  • desiderio di imitazione
  • interesse per la categorizzazione
  • bisogno di partecipare
  • tentativi di autonomia.

Il ruolo dell’ambiente nel sostenere la competenza

Un bambino competente ha bisogno di un contesto che lo riconosca come tale. Se l’organizzazione dell’ambiente non è progettata per permettergli di agire in autonomia, significa che l’adulto non ha creato le condizioni ideali per favorire l’esplorazione.

Il design dello spazio non è mai neutro: può essere un catalizzatore di crescita o un ostacolo al fare da soli.

Quando lo spazio sostiene l’autonomia, l’ambiente valorizza le competenze del bambino quando:

  • Materiali accessibili: Il bambino può raggiungere e prendere ciò che gli serve senza l’intervento dell’adulto.
  • Spazi leggibili: L’organizzazione della sezione è chiara, permettendo al bambino di capire immediatamente “cosa fare” e “dove”.
  • Selezione visiva: Ciò che non è destinato all’uso immediato resta fuori dalla vista, evitando frustrazioni o distrazioni inutili.

Quando lo spazio ostacola l’apprendimento al contrario, l’ambiente limita il potenziale del bambino se:

  • Dipendenza dall’adulto: I materiali sono posizionati troppo in alto, costringendo il bambino a chiedere continuamente aiuto.
  • Disordine cognitivo: La collocazione degli oggetti è confusa, rendendo difficile per il bambino orientarsi e trovare ciò che desidera.
  • Barriere fisiche: L’uso di contenitori troppo capienti o pesanti impedisce la manipolazione e lo spostamento autonomo dei giochi.

In sintesi, autonomia e spazio sono due facce della stessa medaglia. Non si può promuovere l’idea di un “bambino competente” senza progettare un contesto che sia realmente all’altezza delle sue capacità.

Piccoli segnali che raccontano competenza

Nel lavoro quotidiano, ci sono segnali molto concreti che ci aiutano a capire se stiamo davvero sostenendo le competenze dei bambini, come un bambino che prova a togliere la felpa da solo. O una bambina che riordina senza essere sollecitata. Questi sono segnali preziosi che indicano possibilità, non bravura.

Un'educatrice sorridente seduta sul pavimento di una sezione nido mentre osserva un bambino piccolo che impara a indossare i calzini colorati in autonomia.

Il cambiamento parte dall’adulto

Parlare di bambino competente significa, inevitabilmente, parlare dell’adulto, non è il bambino che deve cambiare, è il nostro modo di guardarlo.

Questo passaggio può essere scomodo, perché implica rivedere abitudini consolidate, ma è anche molto prezioso. Quando l’adulto cambia sguardo:

  • interviene meno
  • osserva di più
  • lascia più tempo
  • organizza meglio lo spazio
  • costruisce contesti più funzionali.

E i bambini cambiano di conseguenza perchè sono messi nelle condizioni di poter sperimentare da soli, in sicurezza. 

Il bambino competente: una domanda per iniziare

L’ idea di bambino competente cambia profondamente il modo di lavorare nei servizi educativi: grazie all’ autonomia, alla fiducia, attraverso l’ osservazione, con la consapevolezza che l’ ambiente possa sostenere oppure ostacolare le competenze delle bambine e dei bambini.

Spesso, senza accorgercene, rischiamo di sottovalutare i bambini anticipando le loro azioni o non offrendo le condizioni per fare da soli, ma piccoli cambiamenti nello sguardo, nei tempi, nello spazio, possano fare una grande differenza.

La prossima volta che sarai in sezione, fermati un momento e osserva. Quante cose stanno già facendo i bambini… senza il tuo intervento? E quante potrebbero fare, se avessero le condizioni giuste?

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